{"id":718,"date":"2019-04-16T14:26:00","date_gmt":"2019-04-16T12:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.stefaniacarrozzini.com\/web\/?p=718"},"modified":"2026-02-05T14:29:48","modified_gmt":"2026-02-05T13:29:48","slug":"new-york-occuparsi-dello-sguardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefaniacarrozzini.com\/web\/new-york-occuparsi-dello-sguardo\/","title":{"rendered":"New York &#8211; Occuparsi dello Sguardo"},"content":{"rendered":"<div class=\"grid-container-single\">\n<div class=\"grid-sidebar-single\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.stefaniacarrozzini.com\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/gaze-ok.jpg\" alt=\"\">\n  <\/div>\n<div>\n<strong>Onishi Gallery New York<\/strong><\/p>\n<p>14 &#8211; 27 giugno 2018<\/p>\n<p><strong>Artisti:<\/strong><br \/>\nAugusta Bariona, Marije Bijl, Rosaspina Buscarino, Judith Cordeaux, Gabriele Corni. Paolo Mazzanti, Lucrezia Roda. Paolo Rossetto\n <\/div>\n<\/div>\n<p><em>\u201cIl guardare e\u0300 una cosa cosi\u0300 strana e meravigliosa, della quale sappiamo ancora tanto poco; guardando siamo interamente rivolti verso l\u2019esterno, ma proprio quando lo siamo di piu\u0300 sembrano accadere in noi cose che hanno atteso con passione di non essere osservate\u201d<\/p>\n<p>Rainer Maria Rilke. 1907, \u201c Lettere alla moglie Clara\u201d<\/em><\/p>\n<p>Questa mostra indaga il tema dello sguardo non solo inteso come rappresentazione ma si estende alle diverse declinazioni dell\u2019interiorit\u00e0 e, come un rimando di specchi, conduce allo sguardo dello spettatore e al suo potere interpretativo dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 l\u2019opera a divenire un campo emozionale, dove convergono differenti energie, una piattaforma significativa del reale fino alla dimensione spirituale. Da una forma nominale lo sguardo \u00e8 qui inteso oltre la sua narrazione e rappresentazione fino alla forma simbolica. L\u2019occhio vede in funzione della relazione, getta un ponte sul mondo rispecchia l\u2019anima, racconta, implora, testimonia, seduce. Circoscrive spazi mediando lo scambio tra realt\u00e0 e immaginazione. E\u2019 la vita stessa nella forma che la rende pi\u00f9 rilevante: la comunicazione.<\/p>\n<p>Il nostro tempo richiede un\u2019immersione pi\u00f9 profonda e integrata rispetto alle pratiche artistiche tradizionali. La mancanza di attenzione e la sbadatezza della contemporaneit\u00e0 sono soppiantate da un bisogno di essere pi\u00f9 che mai connessi alla realt\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 alla quale siamo abituati ci fa assistere a un cambiamento di tendenza per come la fruizione dell\u2019opera avviene. In un tempo in cui l\u2019occhio fa sempre pi\u00f9 fatica a posarsi, distolto dal momento presente e proiettato verso un altrove, la contemplazione diviene cosa rara di fronte alle innumerevoli richieste del reale. \u201cLa malattia del moderno\u201d diceva Nietzsche nei \u201cframmenti di Umano tropo umano\u201d \u00e8 un eccesso di esperienza, e il rischio \u00e8 di finire come Narciso intrappolati nella propria immagine riflessa senza pi\u00f9 vedere altro da s\u00e9. Forse solo l\u2019arte, in tutte le sue forme pu\u00f2 anticipare i cambiamenti, pu\u00f2 aprire gli occhi, scuotere le menti intorbidite, comunicare con la coscienza collettiva. Le geometrie della ragione e le geografie dell\u2019emozione ci vengono in soccorso, spalancano un mondo nell\u2019attimo in cui il nostro sguardo si posa sull\u2019opera e incontra quello dell\u2019autore.<\/p>\n<p>All\u2019inizio di ogni processo creativo vi \u00e8 il caos, solo in un secondo tempo prendono corpo le trame e gli oggetti dell\u2019immaginario, le atmosfere e gli ambienti. Questo processo nell\u2019arte \u00e8 in una tensione costante, \u00e8 un gioco sottile di equilibri. Per mantenere il suo valore esistenziale occorre distogliere lo sguardo e tornare l\u00ec a rivedere il mondo con un altro occhio, depurato da inutili sovrastrutture, come fosse la prima volta che si guarda alle cose, senza paura di cadere nel vuoto, nel nulla. E\u2019 una sorta di comunicazione solare che interagisce con l\u2019auto percezione e va a toccare le zone della mente e del cuore degli esseri umani liberi che desiderano evolversi.<\/p>\n<p>E vero che il mondo \u00e8 ci\u00f2 che noi vediamo ed \u00e8 altres\u00ec vero che dobbiamo imparare a vederlo e a comportarci come se non ne sapessimo nulla, come se avessimo tutto da imparare. L\u2019arte \u00e8 la possibilit\u00e0 di stabilire questo contatto aurorale con le cose, uno slancio poetico sempre teso verso un\u2019altra dimensione. E\u2019 un salto nella profondit\u00e0 dell\u2019esistenza, un mondo alla deriva dello sguardo, quella linea che traccia i confini dell\u2019abbraccio tra visibile e invisibile.<\/p>\n<p>Immagini fisiche e mentali sono il risultato del desiderio di fermare ci\u00f2 che \u00e8 mutevole, transitorio, contingente. L\u2019osservatore \u00e8 a sua volta osservato, il suo occhio \u00e8 assorbito da spazi e materia colti nella loro metamorfosi. Gesti, posture e relazioni abitano un tempo sospeso come se gli accadimenti, le situazioni quotidiane fossero utili a ricucire arte e vita, tra lo spazio dell\u2019opera e lo spazio del reale, una sfida e una conquista nell\u2019incessante fluire del tempo.<\/p>\n<p>Stefania Carrozzini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Onishi Gallery New York 14 &#8211; 27 giugno 2018 Artisti: Augusta Bariona, Marije Bijl, Rosaspina Buscarino, Judith Cordeaux, Gabriele Corni. Paolo Mazzanti, Lucrezia Roda. 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